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Giovedì 11 Marzo 2010 15:26

Dentro l’etichetta (1/3)
Scritto da  Vallè
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In passato la parola spagnola etiqueta era univocamente destinata ad indicare particolari cerimoniali di corte  che si svolgevano in Spagna, in Francia ed in Italia. Infatti lo stare in etichetta significava semplicemente attenersi alle regole di un comportamento aristocratico.

Nel 1800 il termine etichetta iniziò ad essere usato per designare il cartellino che si attaccava ad un recipiente, diventando quindi attestato di garanzia e di proposta commerciale. Con il moltiplicarsi dei prodotti le etichette iniziarono ad avere una grafica più complessa ed al gusto figurativo si aggiunse quello decorativo: ai fregi di tipografici si aggiunsero figure e vedute di paesaggi. Parallelamente compaiono scritte sempre più declamatorie: “Nettare del pontefice”, “Liquore del pellegrino”, “Cognac Napoleone” e così via…

Video "Etichette a confronto" - Youtube

Per “deformazione professionale” durante la spesa, il mio occhio cade sempre sulle etichette nutrizionali e quindi osservo, paragono, analizzo ed alla fine mi metto alla ricerca di eventuali furbate.
L’etichetta nutrizionale è una dichiarazione riportata sull’etichetta di un prodotto alimentare relativa al suo valore energetico e al suo contenuto in proteine, grassi, carboidrati, fibre alimentari, sodio, vitamine e sali minerali.
Dall’etichetta si evincono una serie di informazioni utili e studiate a tutelare gli interessi del consumatore. In Italia, il decreto legislativo n. 109 del 27/01/1997 ha regolamentato la materia: l’etichetta deve essere chiara e non ingannevole.
L’ etichetta nutrizionale è facoltativa, ma diventa obbligatoria quando il produttore vanta qualche caratteristica nutrizionale o dietetica del prodotto, come ad esempio “senza zucchero” o “a basso contenuto di colesterolo”.
Il valore energetico viene espresso in kcal e in kJ per 100 grammi o 100 mL, proteine, grassi (escluso il colesterolo), carboidrati, fibre alimentari e sodio in grammi su 100 grammi o 100 mL, il colesterolo in milligrammi su 100 grammi o 100 mL.
Le quantità possono poi essere anche riferite alla razione o a porzione, se il numero di porzioni viene indicato nell’etichetta…
I dati sulle vitamine e sui sali minerali devono inoltre essere espressi anche come percentuale della razione giornaliera raccomandata (RDA).
Nel 2003 la Commissione Europea ha cominciato un lavoro di revisione della normativa europea in materia di etichettatura nutrizionale. Nella nuova proposta di legge l’etichetta nutrizionale verrà resa obbligatoria su tutti i prodotti al fine di favorire la comprensione da parte dei consumatori delle caratteristiche nutrizionali degli alimenti, per poter fare delle scelte nel quadro di una dieta corretta ed equilibrata.

Curiosità
Il calcolo delle calorie contenute nel cibo è comunque una questione spinosa anche per un altro motivo. Geoffrey Livesey, nutrizionista britannico indipendente, in un recente articolo pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition , sostiene che esiste una reale discrepanza tra il valore delle calorie reali e quelle menzionate sulle etichette. Geoffrey Livesey, sostiene infatti che il calcolo riportato sulle etichette è un metodo datato (sviluppato dal chimico Wilbur Olin Atwater dovevengono bruciate piccole quantità di cibo per poi misurarne l’energia liberata) e trae in inganno il consumatore. Livesey però nel suo studio puntualizza che il nostro stomaco non incenerisce il cibo, ma lo digerisce, e che quindi le calorie che ne ricava sono diverse, meno (dal 5% al 25%) di quanto indicato sulla confezione. Il punto fondamentale delle osservazioni di Livesely è che l’entità di questa sottostima varia a seconda del tipo di cibo e può portarci a scelte dietetiche sbagliate. Se per esempio nel momento di scegliere fra un dolcetto al cioccolato e una barretta di muesli ci basassimo sull’etichetta potremmo erroneamente scegliere il dolcetto se questo riporta meno calorie della barretta. Secondo i calcoli di Livesely però in realtà assorbiamo meno calorie dalla barretta che dal dolce al cioccolato
Nell’attesa di un metodo con eventuali cambiamenti, possiamo dire che i valori nutrizionali etichette sono comunque un buon indicatore.
A volte penso che l’etichetta servirebbe più alle persone: “L’attenersi alle regole di un comportamento” volto al benessere.  Adottare uno stile di vita che si basi su una dieta varia ed equilibrata, accompagnata e da un’attività fisica continuativa è il “Vero segreto di Pulcinella“, quasi dimenticavo… al tutto aggiungerei una buona dose d’allegria.
Il prossimo post sull’etichette è solo per i più curiosi… vorrei capire come leggere i codici e le etichette, dividendo queste per gruppi di alimenti.



Ref:
1) Oggi scienza http://oggiscienza.wordpress.com/2010/01/11/etichette-bugiarde/
2) Direttiva 90/496/CEE del Consiglio, del 24 settembre 1990, relativa all’etichettatura nutrizionale dei prodotti alimentari
3)  Decreto Legislativo  n° 77  del 16/02/1993. Attuazione della direttiva 90/496/CEE del Consiglio del 24 settembre 1990 relativa all’etichettatura nutrizionale dei prodotti limentari. ttp://www.ecos.it/alimenti/utente/leggi/1993/Dlgs77-1993.htm

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